Ci sono momenti in cui tutto sembra muoversi.
Il lavoro, le relazioni, le giornate.
Eppure dentro rimane una sensazione ferma, quasi immobile.
Come se qualcosa non stesse andando davvero avanti.
È da quella sensazione che comincia “Aleph” di Paulo Coelho.
Non è un viaggio nel senso classico.
O almeno, non solo.
C’è un treno, ci sono paesaggi che scorrono, chilometri percorsi.
Ma presto diventa chiaro che il movimento più importante non è quello geografico.
È quello che accade dentro.
Leggendo, si ha la percezione che il libro stia cercando qualcosa che non è facile nominare.
Un nodo antico, forse.
Una domanda lasciata aperta molto tempo prima.
Coelho entra in questa ricerca con il suo modo diretto, quasi semplice.
E proprio per questo alcune pagine arrivano senza filtri.
A un certo punto compare l’idea dell’Aleph:
quel punto in cui tutto esiste nello stesso istante.
Passato e presente.
Errori e possibilità.
Ciò che siamo stati e ciò che potremmo ancora diventare.
Non è un concetto da capire.
È più qualcosa da attraversare.
E leggendo capita di fermarsi per un attimo.
Non perché la storia sia difficile.
Ma perché, per qualche secondo, sembra parlare anche di qualcosa di nostro.
Forse è questo il movimento vero del libro.
Non il viaggio sulla mappa.
Quello che accade quando una storia ti ricorda che la vita, a volte,
torna sui suoi passi per trovare un punto che avevamo lasciato indietro.
E quando succede, il tempo sembra aprirsi appena.
Come una porta che era rimasta socchiusa.
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L’Ultima Pagina

Il libro citato è Aleph – Paulo Coelho.
È disponibile qui: https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__aleph-paulo-coelho.php

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